
Costruire un SaaS in pubblico: cosa stiamo imparando con SmartCQ
Costruiamo SmartCQ, la nostra piattaforma per il credito al consumo, con changelog pubblico, release settimanali e le funzionalità decise insieme a chi la usa. Ecco come funziona il modello, e perché l'AI ha cambiato il modo in cui lavoriamo.
In Mana Hub abbiamo sempre costruito software per gli altri. A un certo punto abbiamo deciso di costruirne uno nostro: SmartCQ, una piattaforma per chi lavora nella cessione del quinto. Avremmo potuto farlo nel modo classico: sviluppo in silenzio, lancio in grande stile, dita incrociate.
Abbiamo scelto l'opposto: costruirlo in pubblico. E dopo 46 release, qualche convinzione ce la siamo fatta.
Cosa significa "in pubblico", in concreto
Non è uno slogan, è un metodo con tre regole semplici.
Il changelog è pubblico. Ogni release ha le sue note pubblicate, scritte dal punto di vista di chi usa la piattaforma: cosa cambia per te, non come l'abbiamo implementato. Anche la roadmap è visibile: chi valuta SmartCQ sa cosa c'è, cosa arriva, cosa stiamo ancora decidendo.
Le release sono settimanali. Piccole, frequenti, reversibili. Una release a settimana significa che nessuna funzionalità fa in tempo a diventare un mostro: se una scelta è sbagliata, lo scopriamo in giorni, non in trimestri.
Le funzionalità le decidono gli utenti. Non con i sondaggi: con le conversazioni. Quando un mediatore ci dice "qui perdo dieci minuti a pratica", quella frase entra nella roadmap. Alcune delle funzionalità a cui teniamo di più sono nate così, da messaggi di chi la piattaforma la usa tutti i giorni.
Un laboratorio, prima che un prodotto
C'è un secondo motivo per cui costruiamo così, e riguarda tutto il resto del nostro lavoro. SmartCQ è il posto dove sperimentiamo le tecnologie allo stato dell'arte prima di proporle ai clienti dei progetti su misura: AI agentica, automazioni, interfacce che si guidano da tastiera, pipeline di rilascio completamente automatizzate.
Quando un cliente ci chiede "l'AI funziona davvero per la mia azienda?", non rispondiamo con una slide. Rispondiamo con quello che abbiamo misurato sul nostro prodotto, errori compresi.
Joshua, l'AI con i piedi per terra
L'esperimento più interessante si chiama Joshua AI, il nostro assistente. Il nome è un omaggio a un film del 1983: chi lo coglie, lo coglie.
Dentro SmartCQ, Joshua legge i dati del cliente e risponde nel merito: a chi conviene telefonare oggi, com'è messa la pipeline, qual è la situazione di quel contatto. Può anche agire, programmare un richiamo, registrare l'esito di una chiamata. Ma con una regola che non si negozia: ogni scrittura si ferma a una conferma umana. Joshua propone, la persona decide.
È la stessa filosofia che portiamo nei progetti AI per le aziende: l'assistente che inventa risposte è un danno, quello che dice "questo dato non ce l'ho" è un collega. La fiducia non si chiede, si costruisce una risposta verificabile alla volta.
Cosa stiamo imparando
La trasparenza è un acceleratore commerciale. Sembra controintuitivo: mostrare il cantiere, gli errori, le funzionalità che mancano. In un settore abituato a software opachi, il changelog pubblico è diventato un argomento di vendita.
Il verticale batte il generico. SmartCQ non è un CRM adattato al credito: è nato dentro le regole del settore, conformità GDPR e normativa OAM comprese. Per il software B2B la profondità nel dominio vale più di cento funzionalità generiche.
L'AI cambia i tempi, non il mestiere. Gran parte del codice di SmartCQ nasce in coppia con l'AI, con revisione umana su ogni rilascio. I tempi si accorciano; la responsabilità delle scelte resta dove deve stare.
Se lavori nel credito al consumo, SmartCQ è in accesso anticipato: trovi tutto su smartcq.it. Se invece ti incuriosisce il metodo, e ti chiedi come applicarlo al software della tua azienda, parliamone: il laboratorio è aperto.

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